Ai tempi del medioevo Castellamonte era suddivisa in tre terzieri:
PRATOCALERANO;
PIAZZA;
TORRAZZA.
Quest'ultimo veniva chiamato Traxia.
Ogni terziere era governato da un console.
Il borgo era circondato da alte mura difensive nelle quali si aprivano sette porte:
PORTA DI PRATOCALERANO:
nasceva sul Rio Gregoria nei pressi dell'attuale Piazza Zucca. Lasciava fuori l'attuale chiesa di San Grato e il suo piccolo borgo formato da sei case coloniche, a ridosso delle mura. All'interno di esse vi era il Viale de castro , che saliva sulla piana (attuale via Meuta) fino al castello, mentre l'altra viuzza, che tagliava l'abitato verso Cantone Piazza, era chiamata Viale Campiono (attuale via IV Novembre);
PORTA DEL GIACHETTO:
sorgeva nei pressi dell'attuale cinema teatro verso Piazza della Repubblica, con mura prolungate fino alla roggia. Includevano tutta la Ruta Nuova (attuale Via Educ) e lasciava fuori la chiesa parrocchiale e il cimitero;
PORTA DI SAN PIETRO:
nasceva nei pressi dell'omonimo mulino, che serviva per accedere alla Via mercanda, percorsa dai mercanti con cavalli. Su tale via esisteva la chiesa di San Sebastiano. Nei pressi dell'attuale Via Nigra, sussisteva la Via dei fabbri, dove vi erano diverse botteghe di artigiani; su questa via si innalzavano due torri. Nelle vicinanze della Porta di San Pietro decorreva la Ruta Ecclasiae (Via della chiesa) e in seguito si cingeva la Curseria;
PORTA DEL MULINO CARROZZATO:
si levava a Nord dell'attuale Via Caneva; da tale porta si apriva la Via del Maglio diretta verso il maglio, esistente oltre le mura. Si potevano inoltre trovare un antico frantoio per la canapa e le noci, ed una conceria. Al di fuori dalle mura, lungo la roggia, giaceva una segheria, e accostate alle mura due fornaci;
PORTA DELLA FONTANA:
giaceva tra Porta Giachetto e Porta del Mulino Carrozzato; faceva breccia nelle mura dell'attuale Via Sebastiano Marino, all'altezza del Rivo San Martino costeggiato dal Viale Piantone;
PORTA TRAXIA:
sorgeva più ad Ovest delle altre porte; il portale con le sue mura, sovrastava ad un fossato per le acque piovane stagnanti e dal quale si dipartiva la Via Croxa (Crosa) verso la collina. In questo terziere esistevano il Viale di Pegio, derivante da Ruta Pecuum o del bestiame, e la Via Pulenta. L'attuale Via del Casino, denominata Via Traxia, era all'epoca una mulattiera che partiva dalla Porta Traxia e attraversava Spineto fino ad arrivare nelle valli di Pont. Dalla Porta Torrazza si saliva al castello. Si costeggiavano le mura, entro le quali si trovava la primitiva Cappella di San Rocco, ora distrutta, nei pressi dell'attuale Via Torrazza con Massimo D'Azeglio. Dalla Porta Fontana alla Porta Torrazza si estendeva il Terziere di Traxia.
PORTA DEL CASTELLO:
unica delle sette ancora superstite, con struttura ad arco, chiudeva la cerchia delle mura paesane che assumevano una forma trapezoide, con il lato più corto a nord, figurato dal poggio del castello, con altri due lati rappresentati dalle mura sul Rio Gregorio ad est, e dalla collina di Via Torrazza ad ovest, e infine l'ultimo lato, a semicerchio nella piana, circoscritto dalla roggia comunale e dalla Ruta Nuova. Le mura di recinzione del borgo erano protette nella parte interna da un rialzo terroso o controforte, sul quale si disponevano gli uomini addetti alla difesa; tale camminamento costituiva la Curseria, mentre il Barbacone veniva chiamata la postazione fortificata al di la delle mura del fossato, per migliorare la difesa. Anche le rogge che circondavano le mura fungevano da protezione.
Di notte le porte venivano chiuse, il borgo restava isolato dall'esterno. Durante questo secolo le condizioni sanitarie erano pessime, portate epidemie, dal transito di truppe mercenarie e da miseria e carestia. Le case dei popolani erano povere; sui tetti si trovavano dei ballatoi per stendere panni e esporre cereali, dietro le case era solito un cortiletto e un orticello. L'abbigliamento era a seconda delle stagioni composto da indumenti di cuoio e da pellicce per i più benestanti, mentre per popolani vi una casacca di colori verde, perso e nero.
(da Castellamonte e la sua storia di Giuseppe Perotti1990).